UNA NUOVA AGENDA 2030
“Uscire dalle cornici per trovare soluzioni concrete!”
AUTORE: Nasci Germoglio
ARGOMENTO: Comunità e relazioni
TEMPO DI LETTURA: 10 minuti
DATA: 19 Febbraio 2026
RIASSUNTO: Ci stiamo ancora affidando all’Agenda 2030?
Ci siamo mai veramente fidati dell’Agenda 2030?
Insomma, già il fatto che sia un programma per lo Sviluppo Sostenibile fa sorridere.
Non siamo già cresciuti abbastanza? Non abbiamo abbastanza risorse, sprechi e consumi e vizi, vogliamo continuare a svilupparci?
Forse è arrivato il momento di smettere di pensare alla vita in termini di sviluppo materiale. Dovremmo pensare a un nuovo piano per evitare il collasso sociale che sta già accadendo. Forse il vero piano di sviluppo dovrebbe essere un pò più introspettivo.
Da parte mia non ci ho mai creduto.
Non solo all’Agenda 2030 ma a questo modello sociale in cui sono cresciuto. Da quando ho iniziato a rendermi conto di come funzionava ho capito che volevo levare le tende, prendere e partire alla scoperta di nuovi modelli possibili.
Prima ho cercato in un’educazione alternativa e ho subito capito che non bastava.
Che l’alternativa deve essere sociale a 360°. Che se dobbiamo fare un piano per trasformare profondamente il nostro modo di impattare sul pianeta come società umane, non possiamo farlo partendo dalle stesse premesse che lo hanno causato.
Dobbiamo fare proprio un salto fuori dalla cornice.
Mi è sempre piaciuto saltare, da quando alle medie ho scoperto il Parkour e iniziato a girare Milano in cerca di muri da scavalcare, ho iniziato a vedere ogni ostacolo come un’opportunità di scoperta. Oggi continuo a farlo per ogni ambito della mia vita.
In questo periodo se c’è un ostacolo che mi sta mettendo alla prova è l’ansia del futuro.
La solita vecchia amica che torna, mi toglie il respiro. Appena mi metto ad ascoltare tutto quello che mi accade intorno rabbrividisco, mi contraggo e vorrei seppellirmi più in basso possibile. Anche questo non basterebbe.
“Respira Nasci“, mi dico.
Nasci è il nome che mi sono dato circa due anni fa, un altro modo per ricordarmi il mio intento di saltare fuori dalle cornici limitanti che mi definiscono. Mi ricorda di riscoprirmi in ogni istante, di cercare nuovi modi di essere vivo, di conoscere la mia vera identità che va oltre ogni cornice che posso stabilire, ogni abito che posso indossare.
L’ansia, dicevo, mi mette alla prova in questo cammino. Soprattutto quando sento le persone intorno che parlano ancora di Agenda 2030.
“Ma vi svegliate?“, mi verrebbe da urlare, ma non lo faccio. Non si può fare.
A ognuno il suo percorso, ognuno ha i suoi tempi di risveglio.
(Sì, ma fino a un certo punto)
Se siamo davvero uniti da fili più o meno invisibili che ci collegano tutti come umani e alle creature e al pianeta vuol dire che questo salto lo dobbiamo fare tutti insieme. Un pò alla volta, ognuno con le sue modalità e tempistiche ma c’è da mettersi sotto.
Non possiamo più stare ad aspettare che i governi facciano qualcosa per noi. Perché i governi che ci guidano paradossalmente hanno ancora meno potere di noi in questo processo di cambiamento. Insomma pensate a quanti fili vi legano se siete seduti su una sedia calda, così calda che il vostro sedere ogni giorno potrebbe saltare per aria.
Se foste voi al governo non potreste fare molto di più di quelli che oggi stanno seduti su quelle poltrone. Insomma, non avete già riposto fin troppa fede in questo sistema nella speranza che il prossimo politico sarebbe stato quello giusto?
“Sì, e allora cosa possiamo fare?
Se anche mi interessasse fare qualcosa per contribuire direttamente all’Agenda 2030 o a qualunque altro piano che abbia un minimo a cuore l’equilibrio di tutta questa fitta rete di relazioni, cosa potrei fare io, umile essere umano?“
L’ansia mi sale quando sento le persone intorno a me dire che la cosa più importante che possiamo fare è continuare con i piccoli passi. Che bisogna partire dalle scelte al supermercato, i mezzi di trasporto e altre cose di questo tipo.
Che “basterebbe tutti lo facessero”.
L’ansia mi sale quando sento un amico dire che la cosa più importante è manifestare, protestare, costringere il governo e gli altri cittadini a vedere che non stiamo facendo abbastanza. Ma cosa vi aspettate?
È ancora la mia ansia che scrive e vorrebbe urlare, “Che cosa vi aspettate? Che cambi davvero qualcosa? Che sia sufficiente quello che stiamo facendo? Che non esista una strategia diversa da quella che ci viene proposta sotto il nome di Sviluppo Sostenibile?“
È l’ansia che scrive, forse è l’unico modo in cui posso farla esprimere senza creare danni, senza reprimerla dentro il mio stomaco. Forse, se rallento un attimo e respiro, riesco a far scrivere non solo la mia parte ansiosa ma farla dialogare con altre parti che invece hanno speranza. Scrivere mi ha aiutato in questo dialogo interno, scrivere è sicuramente un punto di partenza. Ma poi?
La mia proposta è questa:
1. Smettere criticare il sistema esistente e chiedere soluzioni ai governi.
2. Iniziare a coltivare nuove soluzioni sociali partendo dal basso.
Adesso è la mia parte sognante che scrive e molti la deriderebbero se la lasciassi parlare troppo. Ma che importa. Sono convinto che se non troviamo modi per esprimere anche questa parte di noi un pò folle e un pò irrazionale credo che siamo davvero spacciati.
Da parte mia questa è l’unica cosa a cui ho sempre creduto: la nostra capacità di guardare oltre la quotidianità attraverso l’arte del sogno. Siamo molto di più di quello che pensiamo di essere. Siamo così complessi e molteplici che dovremmo creare una varietà incredibilmente alta di possibilità sociali, culturali, politiche. Invece eccoci qua, tutti a seguire la religione del capitalismo e del materialismo scientifico. 8 ore di lavoro 8 di recupero 8 di sonno.
Dovremmo ricominciare a coltivare la nostra capacità di valorizzare la diversità, non di affidarci tutti a un unico piano, ma a una molteplicità di piani uniti da un scopo più grande.
E a dispetto di quel che scriverebbe la mia ansia lo scopo più grande non è sopravvivere.
Lo scopo che ci unisce nel trovare soluzioni alla crisi che stiamo vivendo come individui, come comunità e come pianeta terra, dovrebbe essere piuttosto quello di trovare dei modi più sostenibili di vivere.
A questo punto però non basta più la parte sognante, è il momento di tirarsi su le maniche e buttarsi, mettere alla prova i nostri sogni e vedere se le visioni che abbiamo avuto possono trasformarsi in realtà.
Io oggi sto costruendo la mia proposta e non sono più da solo a farlo. Spero che anche voi troviate il coraggio di fare questi passi, scrivere, sognare e costruire una pietra dopo l’altra un piano che sia davvero solido e sostenibile.
Nasci
19 Febbraio 2026

