STATI ALTERATI
“Cosa consideriamo normalita?”
AUTORE: Nasci Germoglio
ARGOMENTO: Salute e movimento
TEMPO DI LETTURA: 10 minuti
RIASSUNTO: Cos’è uno stato alterato? Cos’è la normalità?
Gli stati alterati nella mia adolescenza erano soprattutto associate al disagio e alle droghe.
Oggi sono diventati una normalità, una pratica quotidiana che mi permette di conoscermi davvero, scoprire quella che è la mia natura più autentica. Nessuna droga, nessuna dipendenza, un desiderio da coltivare e riscoprire ogni giorno con impegno.
Da piccolo, quando sentivo parlare di stati alterati di coscienza, la mia mente andava subito a pensare alla droga. Lo stesso succedeva a tutti gli amici che ho frequentato fino all’università.
A differenza loro però, che da quell’associazione di parole si sentivano incuriositi e vitalizzati, io mi sentivo contrarre e spegnere. Ho sempre avuto paura di sperimentare le alterazioni della coscienza soprattutto se provocate da una sostanza!
Mio padre aveva avuto una brutta esperienza con suo fratello minore, morto di overdose a soli 23 anni, io avevo interiorizzato il suo trauma. Questa spiacevole eredità in realtà l’ho vissuto quasi sempre come un dono più come una maledizione. Mi ha tenuto a distanza da molte situazioni scomode e da certi angoli bui della mia città.
Finiti gli anni dell’università, fortunatamente, è iniziato un nuovo capitolo della mia vita, in cui ho iniziato a scoprire che molte delle cose che avevo imparato non erano altro che stronzate. Avevo imparato a definire normali molte cose che in realtà non lo erano e alterate cose che sarebbe dovute essere la normalità.
La prima volta che ho iniziato a ridefinire il mio rapporto con le alterazioni della coscienza è stato grazie al percorso di Counseling che ho intrapreso all’età di 17 anni. In quel periodo studiavo ancora e convivevo con alcuni disagi fisici che avevo acquisito fin dalla terza liceo;
mal di schiena, mancanza di fiato, episodi di depressione.
Andai quattro giorni a fare un ritiro tra gli appennini a fare pratiche di sciamanesimo in natura. Ricordo ancora la paura dello spezzare la freccia con il collo e il camminare sul fuoco.
Fu un pò estremo per essere l’inizio del mio viaggio, ma servì a mostrarmi come esistevano tante pratiche che l’essere umano ha coltivato fin dai tempi più remoti per poterci connettere con la nostra natura più autentica, il nostro vero potenziale.
Oggi non rompo freccie con il collo e non cammino sui carboni ardenti, ma tutti i giorni mi alzo presto al mattino per meditare.
Quello che un tempo consideravo uno stato di coscienza extraordinario, oggi è diventato la normalità. Forse è così anche per voi, lo spero. Forse anche voi avete scoperto pratiche che vi hanno fatto rivalutare il concetto di alterazione.
Oggi ciò che considero alterato è il contesto sociale in cui viviamo e la narrativa collettiva su ciò che è considerato normale.
Oggi capisco anche le motivazioni che ci hanno portato a sviluppare un linguaggio così distorto e una visione così ristretta di ciò che siamo. Abbiamo paura di essere tutti diversi, di essere alterati, di non riuscire a gestire questo incredibile potenziale che è la vera essenza dell’essere umano.
Se c’è una cosa che ci ha portato a questo è la mancanza di una spiritualità. Di una visione più ampia dell’essere umano, del suo viaggio. Oggi crediamo che la normalità sia vivere nella paura e nel controllo, nella razionalità e nel corpo fisico, senza sporgerci a guardare ciò che sta oltre. Anche questo è un trauma che mi porto dentro e sto provando a sciogliere un passo alla volta.
Non so voi ma io voglio vincere questa paura di guardare cosa c’è oltre. Voglio sporgermi sull’abisso di ciò che non conosco. Voglio continuare a ridefinire la mia identità ogni giorno, riscoprirmi nuovo, rinascere. Se anche voi vi trovate accanto a me sul confine di questo immenso abisso, spero riusciate a fare ogni giorno quel passo per andare oltre.
Ci vediamo laggiù dove inizia la terra dei sogni.
Ci vediamo ogni lunedì mattina per meditare insieme.
Giovedì 12 Marzo 2026
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